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Convergenze parallele

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I rosarnesi che hanno partecipato alle squadracce contro i migranti pilotate dalla 'ndrangheta fanno grandi elogi alla Lega Nord di cui si dicono seguaci.

«Bossi che chiama la Calabria Africa del Nord ora ci dovrà ringraziare, perché avrà capito che solo noi facciamo sul serio: lo Stato non ha fatto e non ha voluto fare niente, abbiamo fatto tutto noi, lo Stato preferiva proteggere loro e non noi».
«Ha ragione lui [Bossi] sugli extracomunitari: chi non ha un lavoro, qui in Italia non dovrebbe entrare mai».
(
da La Repubblica)

Insomma si pongono come interlocutori, cercano di mostrare a Bossi e alla Lega come sono bravi ad applicare la tolleranza zero contro i migranti.

La base leghista sul forum di Radio Padania Libera si schiera con la mafia contro gli extracomunitari. C'è chi lo dice apertamente:

Su ilpadano.com, dopo aver attaccato Roberto Saviano e aver affermato che da ragazzo era per lui un gioco normale sparare con pistole a pallini ai compagni dell'oratorio e che i migranti di Rosarno non sanno stare agli scherzi innocenti dei ragazzi calabresi, il direttore Giulio Ferrari, leghista doc, elogia i rosarnesi: "La gente di Rosarno, a parte alcuni eccessi e reati che vanno disapprovati, aveva tutte le ragioni nel difendere la propria comunità da aggressioni e devastazioni. Un esempio di civismo e democrazia che potrebbe insegnare qualcosa anche ai padani."

La 'ndrangheta ammira la Lega e la Lega ammira la 'ndrangheta. Convergenze parallele fra due tra i più efficaci strumenti del padronato. Lo scopo comune è mantenere alto il livello di sfruttamento, di oppressione dei lavoratori sia italiani che stranieri e, sempre per lo stesso motivo, mantenere arretrato il Sud Italia.

Dietro alle dichiarazioni antimafia di facciata dei vari Maroni, non ci sarebbe da stupirsi di scoprire accordi sia di affari che politici. Dopotutto la Lega gestisce moltissime amministrazioni locali e amplissime clientele, in luoghi dove le mafie sono arrivate da tempo a gestire i loro affari e ad accaparrarsi gli appalti.

I leghisti sono un mix tra il fascismo eversivo e la Democrazia Cristiana e la mafia è sempre andata a braccetto con entrambi.
La mafia va a braccetto con il potere, la mafia è il potere.

In realtà oggi che le mafie sono multinazionali con fatturati che incidono significativamente sul PIL, con investimenti e interessi nell'edilizia, nell'industria agro-alimentare, nel tessile solo per fare degli esempi, gli unici forse non colpiti dalla crisi economica, diventa anche difficile distinguere tra il padrone e il mafioso, tra il mafioso che spara e mantiene il terrore sul territorio e il mafioso imprenditore che tratta affari nel mondo e investe in borsa. Come diventa difficile distinguere tra l'imprenditore mafioso e l'imprenditore colluso, ammesso che abbia senso farlo.

Ricordiamo le dichiarazioni dell'ideologo della Lega Gianfranco Miglio che nel 1999 dichiarava: «Sono per il mantenimento anche della mafia e della 'ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos'è la mafia? Potere personale spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un'assurdità. C'è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate». E ricordiamo i tentativi di creare Leghe del Sud ispirate alla Lega di Bossi da parte della mafia, sfociate poi nei circoli di Forza Italia. Ma se davvero Berlusconi ha tradito i patti con la mafia potrebbero aprirsi nuovi scenari politici.

Certo, la Lega oscilla tra l'ammirazione per l'azione delle squadracce di Rosarno, dicendo che i rosarnesi hanno ragione, e l'antimeridionalismo che la porta a dare tutta la colpa ai terroni dipingendo i calabresi come gente che campa o facendo finta di essere braccianti disoccupati o facendo i caporali. La truffa all'Inps viene utilizzata per tenere vivo tra i lettori de La Padania il pregiudizio verso i terùn, sfaticati e truffatori... E la presenza di tanti lavoratori stranieri a fronte di un così alto tasso di disoccupazione serve ad accusare i calabresi e i meridionali in genere di non avere voglia di lavorare e di sapere solo lamentarsi, tacendo quali siano le condizioni di lavoro accettate dai migranti e che più difficilmente un lavoratore italiano, tanto meno "padano", accetterebbe; ma tacendo soprattutto che sono i datori di lavoro a preferire i migranti, più deboli e ricattabili.

Nel frattempo si dice, riferendosi allo sfruttamento dei braccianti migranti, che in Padania queste cose non succedono. Peccato che i caporali spadroneggino anche in Padania, nella stessa Milano dove procurano manodopera per le imprese edili. Per vederli basta andare la mattina presto per le vie del centro, per esempio in zona stazione centrale o in zona piazzale Loreto. In pieno centro di Milano troviamo anche fatiscenti baraccopoli nell'ex scalo ferroviario di Porta Romana abitate da questi
lavoratori che lavorano nei cantieri anche piu' di 12 ore al giorno per pochi euro. O in Veneto, nella civile ed evoluta provincia di Padova, molto lontana dalla Calabria secondo Salvini e Tosi, dove la CGIL ha denunciato la situazione di sfruttamento dei lavoratori immigrati: "le condizioni degli immigrati in agricoltura, soprattutto nelle coltivazioni più diffuse, quelle di patate e radicchio, sono drammatiche e purtroppo sconosciute. Spesso si tratta di lavoratori in nero, con salari da fame. Seguiamo ancora il caso di un ragazzo marocchino che era stato assunto in un’azienda agricola: era obbligato a lavorare dodici ore al giorno, veniva pagato 4 euro all’ora e viveva nella stalla. Maltrattato e picchiato. Lui ha avuto coraggio: ha denunciato il datore di lavoro". Oppure sempre la CGIL di Padova racconta delle ragazze rumene che lavorano nella raccolta del radicchio per 13 ore al giorno con le mani corrose dall'acqua.
Probabilmente il bollino etico proposto dal ministro Zaia per le arance calabresi dovrebbe essere apposto anche al radicchio veneto.

Al Nord il controllo del territorio da parte delle mafie, che pure c'è, è meno evidente, più discreto che al Sud, quindi la capacità di opprimere la popolazione è ben diversa che nel Mezzogiorno, sebbene sia in preoccupante crescita. Però in compenso al Nord c'è la Lega che ha istituzionalizzato il razzismo e la persecuzione dei migranti, basti pensare da ultimo al caso di Coccaglio, il paese dell'operazione White Christmas, oppure ai rastrellamenti da parte dei "ghisa", i vigili urbani di Milano in cerca di irregolari che venivano caricati su pullman dotati di sbarre. Quindi all'oppressione dei caporali e dei padroni anche qui per i migranti si somma la persecuzione e la ghettizzazione.

La prossima Rosarno potrebbe scoppiare proprio nel ricco Nord.

Adriana Stazio
17.01.2010

  

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